Con il DDL intercettazioni in pericolo anche tutti i blog italiani

Chi segue questo sito sa che pure occupandoci di software libero siamo sensibili ai temi che toccano la libertà di informazione, e ne abbiamo scritto altre volte. Non è puro interesse politico perché se una legge è sbagliata e mette in pericolo la rete, lo è chiunque la presenti.

Non è necessario che ricordi cosa sia e di cosa parli il DDL approvato con fiducia qualche giorno fa in Senato, visto che ne hanno avuto eco i giornali di un po' tutto il mondo.
Avevamo parlato a suo tempo della minaccia RETTIFICA, ma deputati della maggioranza avevano assicurato che sarebbe stata emendata.
Abbiamo scoperto che così non è stato e assieme al decreto passa la norma secondo cui tutti i siti informatici devono adempiere all'obbligo di rettifica entro 48 ore, pena un'ammenda fino a 12mila Euro.

Come questo debba avvenire, la norma è abbastanza chiara:
“Per i siti informatici ... le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.”

Questo vorrebbe dire che un qualsiasi possessore di qualsiasi blog non si può distrarre un attimo, non può andare in vacanza che è sempre costretto a vigilare sulle sue opere. Chi è pronto a scommettere che tutte le richieste in tal senso arriveranno IN agosto?
Questo apre la strada a molti interrogativi.
Certo non tutte le richieste meritano accoglimento, ma di contro non tutti sanno valutare quali, e quindi ognuno si dovrà dotare di un proprio avvocato personale modello smartphone, che non faccia nemmeno vacanza, per poterlo interpellare al bisogno in 2-3 ore?
Poi, come dovrebbe arrivare tale richiesta di rettifica? Via posta ordinaria, magari raccomandata a/r, come può giungere a un giornale, un periodico stampato, a cui fino adesso competeva legalmente questo onere della pubblicazione della rettifica (ma voi, ne avete mai letto una su un quotidiano? Io no!)?
Oppure email, come sembra adeguato ai tempi moderni? Ma se l'email non arriva, come dimostrare che è o non è arrivata? Serviranno a questo gli archivi di email che per legge (Pisanu) i provider devono tenere?
Oppure basterà un semplice commento, un post sul blog, un sms?
Infine, come accertarsi della reale paternità della rettifica? Chi ci garantisce che chi ci scrive è il soggetto che si sente offeso da supposte false notizie, oppure no? E se fosse qualcuno che si diverte a chiedere false rettifiche, sapendo chee le otterrà facilmente per paura delle multe salatissime e del poco tempo per decidere...?
Che succederebbe in un caos di false richieste? Riusciremo a distinguere una vera tra 1000 fasulle? Immaginiamo bene quanto certa gente coperta da falsa identità di email possa facilmente avere la tentazione di lanciarsi in imprese del genere. Vedremo la nascita dei rettifica-troll...?
Quindi, tutti i blogger andranno a processo civile? Usciranno nuove figure di avvocati specializzati in ricorsi e contro-ricorsi di richieste di rettifica?

D'accordo, ammettiamo che stiamo andando un po' di fantasia, però l'apertura di questi scenari è possibile, con una legge come quella che si sta preparando a essere approvata alla Camera.

In questo caos, non dimentichiamoci che siamo italiani, e che sembra che per noi le leggi siano fatte per essere facilmente eluse. Ne parla pure l'avvocato esperto di internet Guido Scorza nel suo blog, esiste un metodo semplice per scongiurare questo pericolo: un semplice plug-in sul sito per cui chi chiede rettifica se la può pubblicare da solo!
A fronte di un tale escamotage tecnologico, impossibile per la carta stampata, poi vai a dimostrare al giudice che tale operazione non è stara possibile, e perché.
Insomma arriveremo alla rettifica fai-da-te.

E INVECE NO: SPERIAMO PROPRIO DI NON ARRIVARCI!!!
Continueremo a dare voce a questa notizia per movimentare l'opinione pubblica contro di essa.
Perché non serve a nulla consolarsi “ma tanto c'è il trucco”. Questo procedimento non doveva essere approvato, bensì emendato, come era stato promesso un anno fa.

A ogni modo, ci viene da pensare: dovremo rettificare sul web entro 48 ore, però sappiamo tutti bene quanto poco ci mettano i media tradizionali a dare risalto a certe notizie e poi dimenticarsi di dire come va a finire e dare smentita delle stesse quando sono provate false.
In un mondo così, chiedere all'informazione sul web di essere celere e pronta, facendo pagare così tanto a milioni di semplici cittadini blogger per passione, ci pare un po' una presa in giro.

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